Il leone verde che mangia il sole è una delle immagini più potenti dell’alchimia: semplice, crudele, perfetta. Non racconta una storia morale, ma un passaggio necessario dell’Anima.
Il leone è l’istinto, la forza primordiale. È ciò che vive prima delle idee. Ma è verde: immaturo, fertile, ancora in fermento. Il sole, al contrario, è la coscienza, l’Io luminoso, la chiarezza che ordina e separa. Quando il leone verde divora il sole, l’istinto inghiotte la coscienza. L’ombra prende il centro della scena.
In chiave junghiana, non è una catastrofe ma una soglia. È il momento in cui l’Io non regge più il peso di essere sovrano e deve scendere, farsi materia, per essere trasformato. Il sole non viene distrutto: viene digerito. E solo ciò che viene digerito può diventare vivo.
Questo simbolo parla delle crisi profonde, quando la luce interiore sembra spegnersi. Ma l’alchimia insegna che proprio nel buio qualcosa lavora. Nel ventre del leone, l’oro si scioglie, perde la sua rigidità e si prepara a rinascere.
Il leone verde che mangia il sole ci ricorda una verità scomoda e liberante: la luce autentica non nasce evitando l’oscurità, ma attraversandola.
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"Non si diventa illuminati immaginando figure di luce,
ma rendendo cosciente l’oscurità".
(Carl Gustav Jung)
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