
C’era un silenzio irreale, come se il mondo avesse trattenuto il respiro. Il ponte, sospeso a quaranta metri dal fiume, non sembrava più un luogo ma un’idea, una linea sottile tra ciò che pesa e ciò che si dissolve.
Da lassù mi vedevo. Non io, ma il mio corpo: immobile, estraneo, appoggiato al parapetto come un oggetto dimenticato. L’Anima, invece, era già altrove. La osservavo scivolare fuori, lieve, quasi curiosa, mentre si lasciava attirare dalle acque gelide che scorrevano sotto, scure e lucide come un sogno d’Inverno.
Per un istante impossibile, sentii l’acqua sul viso: fredda, tagliente, reale. Era come se il fiume mi attraversasse senza toccarmi, come se il confine tra dentro e fuori non esistesse più. Non c’era paura, solo una strana pace, una sospensione senza tempo.
Poi, appena prima di scomparire del tutto, qualcosa richiamò indietro l’Anima. Un battito. Un respiro. Un peso improvviso.
Il mondo tornò a stringersi attorno a me. Il corpo non era più laggiù: era di nuovo qui. Il freddo svanì, il ponte tornò ponte, il fiume fiume. E io, intera ma diversa, rimasi a guardare l’acqua scorrere, come se nulla fosse accaduto...e come se, invece, fosse cambiato tutto.
(Lucia Gaetani)
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