Altari per l’Assenza
C’è chi scava tra i resti di relazioni finite
come se stesse cercando rovine greche,
quando sotto le unghie ha solo fango e plastica bruciata.
C’è chi lucida ferri arrugginiti e li chiama “memorie intense”.
C’è chi scrive canzoni su amori che erano solo
parcheggi emotivi e stanze in affitto.
Ma le canta in falsetto, così sembrano profondi.
C’è chi scambia una vertigine per una vetta,
una crepa per un passaggio segreto, una scossa di fame per batticuore.
Mitizzano ciò che non ha retto il primo sguardo a luci accese. Raccontano un bivacco come se fosse stato un tempio.
Romantici dell’inutile, curatori museali del disastro.
E intanto i giorni passano, le verità tacciono, e il mito si fa comodo, perché il vuoto, nudo, non ha un bel volto.
C’è chi fa mausolei con l’aria, e chi mette cornici d’oro intorno a stanze vuote.
Chi accende candele per amori mai nati, e li chiama “destino”, solo perché non ha avuto il coraggio di vivere davvero.
Si aggrappano a un brivido stanco, come se fosse rivelazione.
Ma era solo un riflesso sbagliato nella stanza sbagliata, un sussulto chimico che non ha retto il giorno.
Continuano a lucidare rottami per non guardarsi nello specchio intero.
Raccontano favole dove c’erano solo noia spenta e corpi distratti, e lo fanno bene: usano le parole come profumo sulla muffa.
Perché l’intensità è facile. La verità no.
Meglio dire “era tutto”, che ammettere:
“non avevo niente, e mi andava bene così.”
Meglio l’applauso della tragedia che il silenzio dell’onestà. Meglio l’abisso noto che una terra nuova da esplorare con mani nude.
C’è chi si disintegra pur di dire “è stato intenso”.
Chi si umilia pur di sentirsi visto almeno per un attimo.
Chi torna dove è stato calpestato, solo perché lì almeno qualcosa succedeva.
Li vedi, costruiscono altari per l’assenza per non dover sacrificare se stessi.
Non è amore quello. È un rito pagano per non esistere.
È la messa in scena della paura, vestita con il mantello della nostalgia.
E a chiamarlo “prima volta”... ci vuole talento.
O vigliaccheria.
E allora sì, restate pure a venerare le macerie.
(Lucia Gaetani)
✨️
#realismoemotivo
#nonchiamateloamore
