il serpens mercurialis: Quando il veleno del corpo diventa via di trasformazione
Nel deserto dell’Anima, quando il corpo parla attraverso il sintomo, il serpente appare sempre.
Non come nemico, ma come messaggero.
Il Serpens Mercurialis dell’alchimia non è un rettile esterno: è la forza psichica viva che scorre tra inconscio e coscienza. Mercurio è ambiguo, instabile, veleno e medicina. Come il sintomo psicosomatico: disturba, punge, ma indica una via che la coscienza ha rimosso.
Nella Bibbia, Mosè innalza il serpente di bronzo. Non lo distrugge. Lo espone. Chi lo guarda guarisce.
In termini junghiani, questa è un’immagine chiarissima: ciò che ci avvelena non va eliminato, ma reso cosciente.
Il serpente è l’Ombra. Il palo è l’asse della coscienza.
La guarigione avviene nello sguardo che non fugge. Cristo stesso lo dirà: come il serpente fu innalzato nel deserto, così il Figlio dell’Uomo sarà innalzato.
Qui l’archetipo si compie: il veleno viene crocifisso, fissato, contenuto. Non agisce più in modo caotico nel corpo, ma viene attraversato dalla coscienza.
Dal punto di vista psicosomatico, questo è il passaggio decisivo: quando l’energia mercuriale resta inconscia, si manifesta come dolore, infiammazione, rigidità.
Quando viene "innalzata", cioè simbolizzata, può trasformarsi in processo di individuazione.
L’alchimia lo sapeva: solve et coagula.
Il serpente va lasciato sciogliere, ma poi fissato sulla croce della forma.
Solo così il Mercurio smette di avvelenare e diventa medicina animae.
Il corpo non chiede di essere guarito contro il sintomo. Chiede di essere ascoltato attraverso il simbolo. E forse ogni vero cammino di guarigione è questo: smettere di combattere il serpente e avere il coraggio di guardarlo negli occhi, finché diventa luce.
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