Prendersi cura di un bambino è dire che c’è qualcosa che fa ancora paura.
Vuol dire avere timore del buio, anche se ora lo si chiama indipendenza: spegnere la luce prima che qualcun altro possa farlo, dormire da soli anche quando non si dorme davvero.
Vuol dire aver paura di essere lasciati e imparare ad andarsene per primi, così l’abbandono sembra una scelta e non una ferita che torna a sanguinare.
Vuol dire temere di non essere abbastanza e chiedere spazio proprio quando qualcuno si avvicina, perché avvicinarsi vuol dire esporsi, e esporsi fa male se non si è mai stati tenuti.
Prendersi cura di un bambino è proteggere una parte fragile che non ha mai imparato a sentirsi al sicuro.
È costruire difese dove servivano carezze, è controllare tutto per non sentire quel tremito antico.
È abbassare la voce davanti all’Amore, perché l’Amore somiglia troppo a quei rumori forti che facevano piangere da piccoli: arriva all’improvviso, scuote, chiede di restare.
Vuol dire parlare al passato con parole nuove, dire "adesso ci sono" a chi non l’ha mai sentito, anche se nel presente restano silenzi che nessuno sa più come colmare.
Vuol dire curare ferite vecchie creando, senza volerlo, nuove distanze.
Perché mentre si tiene per mano chi è rimasto indietro nel tempo, qualcosa, oggi, resta fuori dalla porta ad aspettare.
💫
(Lucia Gaetani)
#prendersicuradiunbambino
